8 luglio 2006

Chi ben comincia...

Le ultime gocce di pioggia si diradavano con ammirevole senso “del tempo” proprio nel momento in cui si aprivano i cancelli dell’ Arena Santa Giuliana per il primo degli importanti concerti di questa edizione di Umbria Jazz, una edizione che si preannuncia di assoluto valore, con un cartellone fittisimo di eventi e un altissimo numero di ospiti internazionali. L’ onore di inziare ufficialmente il Festival è toccato ad Edmar Castaneda, il giovane arpista jazz, colombiano ma vivente a New York, messosi in luce proprio grazie ad Umbria Jazz che lo ha invitato nell’ utima edizione di Winter a Orvieto, dove ha avuto uno ottimo successo. A Castaneda, mostratosi ancora una volta buon musicista ed intelligente innovatore del suo interessante strumento, è seguita Diana Krall, vera star di quello che ormai si può definire Jazz Show Business. Contornata da un trio di ottimi sideman tra i quali particolarmente degno di attenzione il chitarrista Anthony Wilson, la Krall non deludeva i numerosissimi fans accorsi ad ascoltarla. Indubbiamente musicista preparata e capace, buona pianista e interprete vocale sicura e attenta, la Krall è per molti l’ artista più sincera e vicina alla sensibilità improvvisativa tra tutte le proposte jazz uscite alla ribalta in questi ultimi anni grazie all’ impegno ed agli investimenti delle maggiori case discografiche, proposte forse più attente alla gradevolezza che al “graffio” che il jazz può esprimere. Ottimo il suo successo particolarmente tra il pubblico dei giovani che ha registrato con applausi aperti non solo la fine di ogni brano, ma spesso anche l’ accenno iniziale delle melodie proposte, evidentemente conosciute grazie ai dischi di successo che la Krall può vantare. A mezzanotte due le proposte interessanti del Festival, la prima al Morlacchi vedeva sul palco l’ attore Arnoldo Foà che presentava uno spettacolo molto bello dedicato ad una rivisitazione suggestiva dei brani della tradizione del tango argentino alternati a letture di Borges. Bravi i musicisti coinvolti, in parte classici e in parte jazz, tra cui spiccava il fagottista Rino Invernizzi, responsabile degli arrangiamenti e ottimo improvvisatore su questo strumento ben poco conosciuto in ambito jazz. Contemporaneamente al Pavone iniziava la sua esibizione Roy Hargrove. Il trombettista, ospite dal Festival già molte altre volte, si è presentato in questa occasione in una veste acustica, in compagnia di un quartetto di straordinari giovani leoni del jazz, tra i quali degni di molta attenzione particolarmente il pinista Gerald Clayton e il batterista Montez Coleman. Come sempre bellisimo e molto jazz il suo concerto tutto centrato su una proposta di temi originali intervallati da qualche standard, espressi in un linguaggio swingatissimo, pieno di energia e sempre poetico. Belli anche gli arrangiamenti dei brani, fluenti e mai stancanti con ampi spazi improvvisativi e senza cadute di tensione. Indubbiamente Hargrove è un vero jazzman di razza, degno erede di quella tradizione illustre di cui sa reinterpretare gli stilemi, rinnovandoli senza mai tradirli e senza mai rinunciare neppure per un attimo all’ enorme potenzialità emozionale che il vero jazz ha saputo e sa dare. Per i molti presenti il Festival è iniziato proprio con lui.

Giovanni Serrazanetti

1 Diana Krall
Arena Santa Giuliana
2 Edmar Castaneda
Arena Santa Giuliana
3 Storie di Tango con Arnaldo Foa
Teatro Morlacchi
4 Kim Prevost & Bill Solley
Bottega del Vino
1 Edmar Castaneda
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