9 luglio 2006

C’ è anche Clapton... e Roberta Gambarini…

A nostro vedere gli eventi più significativi di ieri del Festival sono stati tre, tutti molto diversi tra loro. Il primo è stato il concerto dell’ orchestra del Parco della Musica al Pavone a mezzogiorno. Diretta da Maurizio Gianmarco questa compagine è l’ orchestra jazz stabile dell’ Auditorium di Roma ed ha presentato un denso programma di originals molto ben arrangiati e suonati, mostrando una volta di più che il grande talento dei nostri migliori musiciti jazz ha solo bisogno della lungimiranza degli amministratori per produrre progetti di grande respiro e significanza. Il secondo evento è iniziato al Morlacchi alle 18 quando sul palco è salito il trio di Hanck Jones a cui si è aggiunta come ospite la cantante Roberta Gambarini. Che fosse un evento qui al festival lo si sapeva, se si pensa che dall’ alto dei suoi 88 anni portati benissimo, il grande Hanck Jones è indubbiamente se non il miglior pianista jazz del mondo certo uno dei migliori, secondo a nessuno per per eleganza e raffinatezza di tocco, se poi gli si aggiunge il suono, l’ esperienza e la poesia del contrabbasso di George Mraz, anch’ egli considerato in questi anni da molti il miglior bassista jazz del mondo, e la solida e fantasiosa leggerezza dello swing del batterista Willi Jones III era ovvio aspettarselo. La vera grande sorpresa è stata Roberta Gambarini. La cantante, italiana ma vivente ormai da molti anni negli Stati Uniti, si è mostrata interprete di assoluto valore, dotata di intonazione perfetta, di voce morbida, agile, e perfettamente impostata in tutto il range, capace di esprimersi al meglio senza mai scadere nella perfezione formale. Preparatissima in tutti i brani cantati, tra l’ altro proposti con gli incipit, che normalmente sono accuratamente evitati da molte sue colleghe, e abile nell’ evitare la facile seduzione dello scat, seduzione in cui cadono invece molte sue colleghe, la Gambarini si è mostrata degnissima erede delle più famose e blasonate cantanti che hanno fatto la storia del jazz vocale, tra l’ altro acutamente conscia del ruolo che viene richiesto oggi alla interpretazione, al punto di seguire la lezione del grande Jon Hendricks mettendo testi suggestivi su famosi soli di grandi musicisti del passato. Meritatissimo e pieno il suo successo in un Morlacchi stracolmo di jazz fans entusiasti. Alle 21,30 ultimo evento di questa densa giornata quando sul palco del Santa Giuliana è salito il mitico Eric Clapton. Contornato da un gruppo di musicisti a dir poco bravissimi, “Slowhand” ha offerto due ore filate di concerto tiratissimo, tutto giocato sulla rivisitazione piena di energia di molti dei suoi maggiori successi. Certo di jazz non si trattava e per questo molti puristi storceranno il naso. Personalmente ritengo che la musica trascenda i generi e si divida solo tra bella e brutta, e certamente il concerto di Clapton appartiene di diritto alla prima categoria. Se non bastasse l’ appartenenza di Clapton alla storia del rock, che anche grazie a lui si è tornato a tingere di quelle robuste note del blues da cui era partito, certamente il chitarrista ha mostrato ieri sera di stare vivendo un momento di grande creatività, e lo dimostra, al di là dei meriti strettamente musicali, l’ evidente piacere del chitarrista che mostrava di divertirsi e di partecipare con grande calore, Dal palco è arrivata alle migliaia e migliaia di presenti una onda di energia sincera e diretta, costruita intorno a una proposta fatta di begli arrangiamenti, belle melodie, bei soli mai ripetitivi e supportata da un suono a dir poco superbo. Un successo meritatissimo che mostra una volta di più come quando le considerazioni puramente commerciali si fanno da parte, anche nelle grandi e patinate produzioni sia possibile ascoltare gran bella musica.

Giovanni Serrazanetti

1 Roy Hargrove RH Factor
Teatro Morlacchi
2 Hank Jones Trio w/ Roberta Gambarini
Teatro Morlacchi
3 Renato Sellani 80th Birthday trio
Bottega del Vino
1 Hank Jones
2 George Mraz
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